loading...

mercoledì 9 ottobre 2019

Padova, Diocesi e Fondazione stanziano 550mila euro per assumere 150 lavoratori: esclusi i disoccupati italiani


Parte un intervento straordinario nell’ambito del Fondo di Solidarietà, con obiettivo l’integrazione lavorativa dei migranti.

Gli enti promotori del Fondo, ossia Fondazione Cariparo, Diocesi di Padova, Comune di Padova, Veneto Lavoro, e Camera di Commercio di Padova hanno definito un’iniziativa con Confcooperative Veneto e Legacoop Veneto, per attivare percorsi di inserimento lavorativo e sociale di 150 migranti ai quali è stato riconosciuto lo status di protezione umanitaria dall’apposita commissione ministeriale e che, in mancanza di un lavoro, non possono rinnovare né convertire il loro permesso di soggiorno.

 Possono accedere alle candidature coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti: essere titolari di permesso di soggiorno per protezione umanitaria rilasciato dalla Questura di Padova, risiedere o avere il domicilio in provincia di Padova, superare un test A2 per l’italiano (in alternativa essere in possesso della licenza di terza media o di diploma di scuola superiore).

Il candidato dovrà inoltre dimostrare di aver svolto un percorso di integrazione e di poter superare i test sulla sicurezza che obbligatoriamente il futuro datore di lavoro somministrerà. L’intervento rientra nelle finalità del Fondo in quanto volto a favorire l’autonomia e l’inclusione socio-lavorativa dei destinatari, attivando un processo partecipativo con il coinvolgimento delle istituzioni e della società civile. La Fondazione Cariparo ha quindi deciso di destinare all’iniziativa 500.000 euro mentre la Diocesi di Padova ne ha messo a disposizione 50.000.

Umbria, il candidato PD-M5S travolto dallo scoop: i milioni presi post-sisma, 6 solo per l’hotel da ristrutturare


Una bomba sul candidato Pd-M5s alla Regione Umbria. “Quasi sei milioni per gli hotel da ristrutturare. Più due milioni e mezzo per gare e affidamenti nei servizi mensa dei moduli abitativi. Non manca il trasporto scolastico. Ecco come e quanto il gruppo alberghiero della famiglia Bianconi attinge ai fondi pubblici per la ricostruzione di Norcia“. A riportare queste notizie è il Corriere dell’Umbria diretto da Davide Vecchi, che rischia di complicare e non poco la vita all’imprenditore Vincenzo Bianconi, il candidato “a sorpresa” dell’inciucio giallorosso per il 27 ottobre.

“In base ai dati forniti dal Comune si stima che oltre l’80% degli euro transitati nella città di San Benedetto per le attività ricettive dopo il terremoto di tre anni fa è andato alle aziende che fanno capo a Bianconi”, spiega il quotidiano. “Date e cifre arrivano dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, FI. Lo stesso che Bianconi ha appoggiato in campagna elettorale. Alemanno il 30 settembre ha risposto in consiglio comunale a una interrogazione del gruppo di opposizione di area Pd (Noi per Norcia), presentata il 19 agosto, – continua il Corriere dell’Umbria – in cui si è chiesto conto dello stato dell’arte nella ricostruzione negli alberghi.

I piddini hanno citato un’intervista di Bianconi, l’allora presidente di Federalberghi, che minacciava di andare via da Norcia per salvare le sue attività vittime delle lungaggini burocratiche”. “Ora emerge che su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell’ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta Azzurra, per 5,5 milioni, e Les Dependances, per 340mila euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora (al 30 settembre) il pezzo di carta che assegna i soldi”.

“Poi ci sono i progetti di investimento e rilancio. Anche questi tutti all’insegna dei Bianconi. Alemanno ha citato il piano proposto per gli hotel Palatino e Salicone, con una fusione di volumetrie: Il Salicone verrà ricostruito non più con il format originario ma secondo quello più in voga degli alberghi diffusi. C’è un investimento importante della proprietà. Non manca il riferimento alla tenuta Vallaccone – continua il quotidiano – acquistata da imprenditori di Norcia e da un’importante famiglia nel settore turistico di Positano, che investiranno per una struttura qualitativamente superiore all’hotel Seneca“. “Arriviamo alle forniture: quelle delle mense per i moduli abitativi e collettivi di Norcia e frazioni, dal 30 gennaio 2017, è pari 42.900 euro.

Soldi erogati con affidamento di somma urgenza nelle more dell’espletamento di gara che vanno allo Sporting hotel Salicone. Anche qui importi e pratiche sono elencati da Alemanno. Quelli indirizzati alle aziende riconducibili al candidato presidente sono la maggior parte. E sono consecutivi nel tempo. – scrive ancora il Corriere dell’Umbria -. La stessa azienda dei Bianconi si aggiudica un’altra gara (procedura negoziata previo avviso di manifestazione di interesse) per oltre 800mila euro dal 21 aprile 2017. Da 5 maggio 2017 c’è l’integrazione di impegno di spesa. La nuova fornitura pasti in somma urgenza per moduli abitativi da 163 mila euro è del 4 settembre 2017. A seguire altra procedura negoziata, aggiudicatario il Salicone, per 825 mila euro, a partire 14 settembre 2017. Altri 825 mila euro per il 2018″.

“C’è stata l’indizione della quarta procedura negoziata il 9 agosto 2019: non si conosce ancora il vincitore. La fornitura pasti degli sfollati di Castelluccio va in somma urgenza al bar trattoria Capitano e Misterino, per 20.140 euro. – scrive ancora il quotidiano -. L’altra somma urgenza da 16.500 euro è appannaggio dell’hotel Europa e dello Sporting Salicone. Anche nel trasporto scolastico comunale viene indicata una gara da 90.996 euro vinta dal Salicone in associazione temporanea di impresa con Umbria Autoservice”.

Bianconi ha già dichiarato al Corriere dell’Umbria che, per evitare il conflitto di interessi, qualora fosse eletto presidente, si dimetterebbe da ruoli di controllo del gruppo – conclude il quotidiano diretto da Vecchi -. C’è pure chi, come l’ex segretario del Pd provinciale di Terni Silveri, crede che per eliminare del tutto le cause di conflitto dovrebbe rinunciare ai fondi”

Trieste, il killer dominicano dei 2 poliziotti ci prova: “Ho sentito delle voci che mi dicevano di uccidere”


TRIESTE – Emergono i primi particolari sulla visita psichiatrica chui è stato sottoposto Alejandro Augusto Stephan Meran, il killer dei due poliziotti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta.

 Oltre all’uso di stupefacenti il killer avrebbe ammesso di aver ucciso dopo aver «sentito delle voci che mi dicevano di uccidere».

 Che soffrisse di allucinazioni lo aveva detto anche la madre, ma è chiarop che questa ammissione potrebbe anche essere stata studiata per ottenere una seminfermità di mente e susseguenti sconti o alternative alla pena pesantissima alla quale andrà incontro.

 Il 29enne si trova piantonato in carcere e può ricevere solo le visite di Betania e Carlysle Stephan Meran, madre e fratello.
IL RACCONTO
I due si sono presentati venerdì mattina al servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Maggiore di Trieste per chiedere che Alejandro fosse visitato.

Alle spalle c’era una notte popolata da «strane voci» e piena di inquietudine. «Hanno riferito – ha spiegato – che da un po’ di tempo Alejandro era cambiato: era più irritabile e temeva di essere perseguitato.
Le sue reazioni si accentuavano se veniva contraddetto».

Desiree Mariottini, dopo il danno la beffa: il pusher ghanese denuncia i genitori per abbandono di minore


Una denuncia per abbandono di minore contro i genitori di Desiree Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina morta la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018 in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo. L’ha presentata dal legale di uno dei 4 extracomunitari indagati per concorso in omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione e somministrazione di droga a minore, il ghanese Yusef Salia. Salia aveva un permesso umanitario scaduto,e si era rifugiato tendopoli di Borgo Mezzanotte nel Foggiano.
Per la morte di Desiree Mariottini alla sbarra 4 immigrati africani
L’incredibile vicenda è emersa oggi. Era in corso l’udienza di fronte al gup nel procedimento che vede indagati i quattro immigrati africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. «Gli imputati – ha affermato davanti al gup un testimone sentito oggi in incidente probatorio – ci impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare Desiree». Il testimone, che si trovava all’interno dell’edificio di via dei Lucani di proprietà di una società del fratello di Walter Veltroni, è stato chiamato a confermare, con atto istruttorio irripetibile, quanto già detto.

 Proprio durante l’udienza il difensore di Yussef Salia, accusato con altri tre di omicidio volontario, ha depositato la denuncia contro i genitori di Desiree. Ipotizzando il reato di abbandono di minori e omessa vigilanza. Si infoltisce, intanto, il gruppo delle parti civili. Comune di Roma, Regione Lazio e le associazioni “Insieme con Marianna” e “Dont’t worry- Noi possiamo Onlus” si sono costituite parti civili.
I 4 africani hanno drogato e abusato a turno di Desiree
Le istanze sono state ammesse dal gup Clementina Forleo nel corso dell’udienza preliminare. Sul banco degli imputati i quattro cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. Accusati di omicidio, violenza sessuale e spaccio di stupefacenti. Secondo l’aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, i quattro avrebbero abusato a turno di Desiree Mariottini dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne hanno provocato la morte.

Ad incastrarli ci sarebbero anche tracce dei Dna trovate dagli investigatori sul corpo della ragazza. Mentre nell’aula Occorsio era ancora in corso l’udienza preliminare, fuori dal Tribunale di piazzale Clodio si è svolto un sit in. Sono stati esposti alcuni striscioni e tricolori. C’era scritto “Desy vita nostra, ti amiamo” e “Desiree Mariottini figlia d’Italia, vogliamo la certezza della pena – Io sono Desiree“.

martedì 8 ottobre 2019

Tragedia sfiorata a Roma, nigeriano aggredisce un poliziotto e tenta di sottrargli la pistola: agente ferito


Un nigeriano aggredisce un poliziotto e tenta di rubargli la pistola. È successo ieri a Roma, in via Ricasoli all’Esquilino, dove una pattuglia della polizia ha fermato due stranieri. Uno dei due ha cercato di scappare, è stato inseguito dagli agenti e, nel corso di una colluttazione, ha cercato di sfilare la pistola ad uno dei due.

Un episodio grave ma per fortuna non ha avuto conseguenze. Il poliziotto infatti, anche grazie all’aiuto del suo collega, è riuscito ad evitare che il nigeriano riuscisse a rubargli l’arma. Il nigeriano è stato poi arrestato per lesioni a pubblico ufficiale, mentre l’agente ha avuto una prognosi di dieci giorni.
Un nigeriano aggredisce un poliziotto, la reazione del Sap
«Avrebbe potuto prendere un’altra e ben tragica piega quello che è accaduto ieri a Roma in zona Esquilino. A pochi giorni dall’immane tragedia di Trieste, un altro collega ha rischiato la vita. A causa di un nigeriano che lo ha aggredito tentando di sottrargli la pistola di ordinanza. Solidarietà al collega e complimenti per la prontezza con la quale ha affrontato la situazione».

Lo dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Non c’è rispetto per la vita umana. L’intento di sottrarre l’arma a un poliziotto, presuppone l’intenzione di uccidere. Il mio collega ha avuto dieci di prognosi ed è riuscito ad evitare il peggio. Abbiamo bisogno di tutele per chi è operativo in strada.

Il taser – prosegue – avrebbe sicuramente evitato un contatto ravvicinato. E avrebbe permesso di immobilizzare il balordo. Se fosse riuscito a sottrarre l’arma e avesse sparato? Oggi piangeremmo l’ennesimo collega».

Sbarchi triplicati, Salvini dichiara guerra al governo abusivo: “Niente migranti nei comuni e nelle regioni leghiste”



Matteo Salvini dichiara guerra al governo giallofucsia sul fronte immigrazione. “Sindaci e governatori della Lega sono pronti a rispondere no ad ogni nuovo invio di immigrati nelle città deciso dal ministero“, annuncia il leader della Lega parlando di “settembre nero” per gli sbarchi in Italia. “Dopo due anni di cali – sottolinea – gli arrivi sono quasi triplicati, passando dai 947 del settembre 2018 ai 2.500 di quest’anno. E anche ottobre comincia malissimo, con un aumento dai 95 di inizio 2018 ai 261 di quest’anno.

Non solo. Nella notte appena trascorsa a Lampedusa si sono registrate continue uscite di immigrati già sbarcati e altri in arrivo“. E per quanto riguarda i rimpatri, Salvini fa presente che “se uno si occupa di rimpatri sappia che bisogna essere in due a firmarli: io ho girato mezzo mondo per chiedere questi accordi. Sono pronti e spero che siano firmati“. A tal proposito, l’ex titolare del Viminale – intervenuto a Non è l’Arena su La7 – si è detto disponibile a un confronto con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.
“Il governo sta litigando su tutto”
Il Conte bis è un governo che “sta litigando su tutto: sulla riforma della giustizia, sulla riforma fiscale, sulla politica estera, sulle tasse, sull’immigrazione, su tutto“, sottolinea Salvini. “E poi – sottolinea – c’è un ministro dell’Istruzione che è un fenomeno, abbiamo trovato il nuovo Toninelli. Si chiama Fioramonti. E la prima dichiarazione che ha fatto è quella di aumentare gli stipendi degli insegnanti tassando le merendine; la seconda invece è che non gli piacciono i crocefissi nelle aule. Ma è un problema suo. Cambia Paese se non li vuole”, chiosa il leader della Lega.
“Votiamo il taglio dei parlamentari a meno che ci sia il mercato delle vacche”
Per quanto riguarda le elezioni, Salvini è sicuro: “Al governo ci torniamo presto, lo dico agli italiani e gli dico che ci torniamo e non dalla finestra come quelli che hanno qualcosa da nascondere”. Infine, “votiamo” il taglio del numero dei parlamentari “a meno che ci sia il mercato delle vacche” nella maggioranza, con lo ius soli e la legge elettorale, “vedremo da qui a martedì”, chiarisce il leader della Lega da Giletti su La7. “Avremo una posizione comune nel centrodestra, anche sulle Regionali“, conclude.
“Crisi d’agosto? Rifarei tutto”
E sulla crisi d’agosto: “Rifarei tutto, non sono più ministro? Amen. sono felice anche se ho il naso ammaccato da mia figlia per la lotta sul letto, continuo a lavorare per il mio Paese pur non essendo più ministro. Perché un ministero portato a casa con l’ipocrisia, con il tradimento e con la mancanza di parola non fa per me. Mi tengo il mio onore, e gli lascio tutti i ministeri. Un giorno si tornerà a votare“.

Oggi il vertice europeo sulla redistribuzione dei clandestini: pronta la bocciatura dell’accordo (farsa) di Malta


Il giorno della verità è arrivato. A neanche un mese da quel vertice di Malta dove il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sembrava una novella fata turchina capace di far accettare a Francia e Germania la redistribuzione dei migranti irregolari, l’incantesimo è già svanito.

Il ritorno alla realtà incomincia dal Lussemburgo. Qui, oggi, i ministri dell’Interno Ue valuteranno se le ipotesi di La Valletta possono diventare intese formali.

E qui casca l’asino o meglio il governo giallo-rosso. Nessuno in Europa, neppure una Germania assai clemente verso un esecutivo considerato indispensabile per evitare il ritorno di Salvini, sembra più in vena di generosità. All’orizzonte vi sono, infatti, grane ben più grosse.

La prima è il ricatto del presidente turco Recep Tayyp Erdogan pronto, come nel 2015, ad aprire il rubinetto dei migranti se l’Europa si opporrà al suo progetto di occupare militarmente le zone curde del Nord della Siria per crearvi una zona di sicurezza in cui sistemare i rifugiati siriani. Quando lo scorso 5 settembre Erdogan formulò la minaccia Bruxelles confidava negli Stati Uniti per bloccarlo.

Donald Trump ha fatto esattamente il contrario e ora l’Europa teme l’esodo di qualche milione di disperati. In questo frangente garantire all’Italia una redistribuzione dei migranti irregolari che verrebbe immediatamente pretesa anche dalla Grecia equivarrebbe al suicidio. Non ci pensa più la Germania, né tantomeno la Francia di un Macron che punta a politiche di fermezza sull’immigrazione per contrapporsi a Marine Le Pen in vista delle presidenziali del 2022.

E a pesare sulle decisioni europee contribuiscono anche le statistiche sugli arrivi. I 2.498 sbarchi di settembre rappresentano un incremento del 263% rispetto a quelli del settembre 2018. L’impennata, favorita dalla riapertura dei porti voluta dal nuovo governo, rappresenta un’ulteriore preoccupazione per una Francia già assai scettica sulle ipotesi di redistribuzione a nostro favore. In questa situazione il ministro Lamorgese può puntare, ben che gli vada, a un’intesa semestrale che però Berlino e Parigi vogliono poter interrompere in qualsiasi momento se «il numero dei ricollocati aumentasse in modo sostanziale».

In questo contesto fantasiosa appare anche l’illusione, alimentata dal governo giallo-rosso, di qualche stato europeo pronto a garantire «porti sicuri» alternativi a quelli italiani o maltesi. L’evenienza – stando all’intesa di Malta – sarà proposta solo «su base volontaria» e solo in caso di «uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste di protezione internazionale». Insomma altra fuffa.

Anche l’eventuale durata semestrale dell’intesa fa capire quanto squisitamente politico, ma inconsistente dal punto di vista sostanziale sia il regalo concessoci. Politicamente il periodo coincide con i quattro mesi, politicamente torridi, da qui al 26 gennaio durante i quali il governo giallo-rosso caro a Bruxelles, fronteggerà una durissima e assolutamente incerta campagna elettorale in Umbria ed Emilia Romagna. Una campagna giocata anche sul tema dell’immigrazione in cui il numero degli sbarchi influenzerà inevitabilmente le scelte elettorali. Non a caso i sei mesi coincidono anche con il maltempo invernale che rende assai difficili le partenze dalle coste libiche. Quanto basta, insomma, per far sperare a Francia e Germania di non doversi accollare troppi migranti.
loading...