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martedì 27 agosto 2019
Sergio Mattarella, i dubbi sul "negoziatore" Conte: governo in crisi prima ancora di nascere
Il pressing del Colle e la frenata dei partiti. Sergio Mattarella, a sorpresa, lunedì pomeriggio emana un ultimatum ai partiti, nello specifico a Pd e M5s.
"Entro le 19 risposte chiare": prima del secondo giro di consultazioni (che cominceranno martedì alle 16 e dureranno fino a mercoledì nel tardo pomeriggio, concessa mezza giornata in più del previsto) il Capo dello Stato chiede passi avanti seri nella trattativa. Di Maio e Zingaretti rispondono presente, vedendosi addirittura a Palazzo Chigi.
Un segnale chiaro. Ma finisce lì, perché il leader grillino e il segretario dem si vedono per mezz'ora scarsa e poi proseguono in serata, tra fumate nere e grandi, improvvise frenate. Una svolta solo annunciata che irrita il Colle, così come il balletto sui nomi del premier (il bis di Giuseppe Conte), i suoi vice (Di Maio e Zingaretti, sì o no?) e i ministri (quanti del Pd? Quali conferme tra i grillini?).
Tutti temi che hanno priorità assoluta rispetto ai programmi, con una manovra da far tremare i polsi che è la vera preoccupazione di Mattarella. Come dire, il presidente ha messo fretta, chiede serietà e i protagonisti la buttano in "caciara".
La responsabilità ora sarà tutta sulle spalle di Conte, su cui i due contraenti sembrano aver trovato un punto d'intesa.
Sarà lui il negoziatore per conto del Colle, sarà lui il garante della solidità, vera o presunta, del suo governo-bis. E su questo punto pesano i dubbi di Mattarella.
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