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martedì 3 settembre 2019

I “venduti” dei 5 Stelle dicono si al “Governo di Bibbiano” e riportano il PD al governo. Traditori!


Un’ora di ritardo. Un intero paese ha atteso la pubblicazione dei risultati del voto di Rousseau. Alle 18 si sono chiuse le urne virtuali ma il responso della base M5S, chiamata a decidere se dare o meno il ok alla nascita di un governo 5 Stelle-Pd guidato da Giuseppe Conte, ha tardato ad arrivare.

 Il motivo, a quanto si apprende, sarebbe stato legato alla “lentezza” registrata dal Blog delle Stelle, che è andato in sovraccarico. “Nessun problema tecnico, solo tempi tecnici per la certificazione delle votazioni. A brevissimo i risultati sul Blog delle Stelle”, ha rassicurato ai cronisti un membro della Associazione Rousseau interpellato sul ritardo dei risultati sul voto degli iscritti M5S.  

Alla fine però il responso è arrivato: il 79% ha detto sì inchinandosi all’inciucio col Pd. Raccontano che i Cinque stelle abbiano in qualche modo rassicurato i dem per tutta la giornata: la votazione sulla piattaforma Rousseau avrebbe dovuto essere quasi un plebiscito per il governo giallo-rosso. I tempi della nascita dell’esecutivo dovrebbero essere stretti.

Il premier incaricato Giuseppe Conte potrebbe andare al Colle anche in tarda serata o al massimo domani mattina. Il giuramento nel tardo pomeriggio di domani o giovedì. Entro la settimana la fiducia, con la successiva nomina nel giro di pochi giorni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il completamento della squadra di governo. Sono comunque ore decisive per il Conte bis.

Per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio dovrebbe spuntarla Spadafora ed avere la delega ai Servizi ma non è ancora del tutto escluso che quel ruolo possa essere riservato all’attuale segretario generale di palazzo Chigi, Chieppa. Ancora non del tutto chiusa la casella del Mef. Il Pd vorrebbe un nome politico: in campo per i dem c’è Gualtieri. Ma c’è ancora qualche ‘chancè che prevalga l’idea di scegliere un ‘tecnicò o comunque un economista (in quel caso in pista Rossi e Scannapieco).

Per quanto riguarda il Partito democratico Gentiloni potrebbe andare in Europa per la carica di commissario mentre i componenti dell’esecutivo potrebbero essere tutti ‘new entry’, ad eccezione di Franceschini che potrebbe ‘tornarè al ministero dei Beni culturali (in mattinata circolava anche l’ipotesi Interni ma al Viminale dovrebbe andare il prefetto Lamorgese). Per la Difesa il favorito è Guerini, per quanto riguarda i renziani potrebbero entrare Ascani o Bellanova (oppure tutti e due).

Di Maio sarebbe destinato agli Esteri e verrebbero confermati anche altri esponenti pentastellati che facevano parte dell’esecutivo giallo-verde: da Costa (Ambiente) a Bonafede (Giustizia) e Fraccaro (Riforme). Ancora da sciogliere pure i nodi legati alle Infrastutture (si fa il nome di Patuanelli ma anche della De Micheli) e del Mise (dicastero che viene rivendicato dal Movimento 5 stelle con Buffagni). Per quanto riguarda il Pd Orlando ha fatto un passo indietro, chiedendo discontinuità nelle scelte.

Lo stesso vicesegretario dem insieme a Franceschini è a palazzo Chigi per chiudere la trattativa con il presidente del Consiglio incaricato che è in stretto contatto con il Quirinale, soprattutto per la definizione delle caselle chiave. Passi in avanti anche sul programma M5s-Pd: “Abbiamo completato il lavoro”, ha spiegato il capogruppo dem Marcucci al termine della riunione a palazzo Chigi alla presenza del premier Conte.

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