«A nome dei militanti, degli elettori di Fratelli d’Italia, di tutte le persone che condividono le nostre idee, per difendere la loro onorabilità, adesso, Fratelli d’Italia querela Repubblica!», con queste parole Giorgia Meloni appare più che decisa nel non voler perdonare l’ennesimo articolo denigratorio apparso sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
La leader di FdI, tramite un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha spiegato che la volontà di sferrare “l’attacco per vie legali” è nata in seguito alla diffusione, da parte del giornale, di un pezzo contro la raccolta firme promossa dal suo partito per fermare la legge Boldrini che, da legge sullo “Ius soli”, oggi è diventata legge sullo “Ius culturae”.
Le infamanti accusePrima di esplodere in un: «Siamo stufi di gente che, non sapendo che cosa dire nel merito e non sapendo rispondere nel merito alle cose impresentabili che propone, pensi di cavarsela insultando l’avversario», Giorgia Meloni ha letto alcuni passaggi dell’articolo infamante, firmato da Luca Bottura: «Fratelli d’Italia sta raccogliendo firme contro lo “Ius culturae” secondo quello che Gramsci chiamava l’ottimismo della volontà, sperano, infatti, che i loro militanti sappiano scrivere. Il pessimismo della ragione porterebbe alla conclusione opposta, ma resta il dubbio concreto che, nel combinato disposto tra lo ius e culturae, sia la seconda parola a dar fastidio.
Ciononostante i camerati usano come slogan: la cittadinanza non si regala dopo averla ricevuta in dono e volendola negare a chi invece se la guadagnerebbe mostrando di conoscere appunto la nostra cultura. La cultura, secondo i militanti di FdI, va guadagnata con un esame del parcheggio in doppia fila, lancio di rifiuti dal finestrino e tentativo di corruzione a pubblico ufficiale».
Repubblica sempre più caserma del PdPer Repubblica, insomma, come anche ha precisato la Meloni, i «camerati» di FdI, oltre ad essere degli analfabeti che odiano la cultura, vanno pazzi per i parcheggi in doppia fila, primeggiano nello sport del lancio del rifiuto dal finestrino, corrompono pubblici ufficiali a rotta di collo. Considerato lo spessore di questi giudizi, al posto di querelare, sarebbe forse più opportuno ridere.
È abbastanza chiaro lo sforzo del giornale, sempre più caserma del Pd, di ricorrere a questi espedienti, per portare avanti il tema che la legge sulla cittadinanza conferita agli immigrati tramite “ius soli”, da poco rinominato “ius culturae”, sia quanto di più necessario in questo momento per il Paese.
Gli italiani, come è noto, di cittadinanza regalata tramite “ius soli” non ne hanno voluto sentir parlare ai tempi del governo Gentiloni e non ne vogliono sentir parlare nemmeno adesso con il governo Conte bis, non basta la semplice variazione di nome per fargli cambiare idea. Mica sono fessi.
Nessun commento:
Posta un commento