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venerdì 11 ottobre 2019
Diego Fusaro bastona i buonisti: “L’obiettivo di Lapo, Fuksas e Rubio? Rendere gli italiani come i migranti”
Dopo il cuoco mondialista Rubio, dopo l’architetto no border Fuksas (già nominalmente vicino alle sinistre fucsia), adesso è la volta dell’imprenditore che si è fatto da sé, Lapo. “Non mi piace la parola migranti – ha asserito Elkann – , mi sembra denigratoria e non rispettosa. Mi piace la parola nuovi italiani”. Una frase, un programma politico.
Come già si è detto, l’obiettivo del turbocapitalismo e dei suoi architetti cinici è di rendere gli italiani come i migranti, fingendo di accogliere e integrare. Obiettivo? Abbassare salari e condizioni del lavoro e dell’esistenza. Il programma della classe dominante, è lampante.
Eccola l’armata Brancaleone dei globalisti arcobalenici, spregiatori dei popoli sovrani. Il modello è, more solito, quello atlantista, ossia quello dei barbari di Washington. I quali già da tempo impiegano gli astri dell’alienazione hollywoodiana a mo’ di gadgets per propagandare la società arcobalenizzata a forma di merce, tarata su misura per consumatori post-identitari che non credono più in nulla se non nel consumo.
E che, ovviamente, nulla hanno da obiettare rispetto ai bombardamenti umanitari made in Usa, rispetto al libero cannibalismo del mercato deregolamentato, rispetto al classismo ogni giorno crescente o, ancora, rispetto all’ottusità della società a liberalizzazione individualistica integrale dei consumi e dei costumi. Ricordatelo.
Dietro la policromia cool dell’arcobaleno si nasconde il grigio del nichilismo della civiltà dei consumi, il nuovo totalitarismo che non deve più nemmeno colpire i corpi, essendosi impadronito delle anime.
Sindaco leghista invia una lettera di diffida al ministro Lamorgese: “Non ci mandi ignoti definiti profughi”
E’ probabile che la maggior parte degli italiani non conosca il signor Tiberio Businaro. E’ il sindaco di un piccolo comune in provincia di Padova, Carceri.
E invece dovrebbero stringersi attorno a quest’uomo, che senza pensarci due volte ha deciso di sfidare il governo Pd-M5s e la di loro ministra dell’Interno dall’inviare clandestini nel territorio comunale del quale è primo cittadino, eletto per amministarlo, a differenza degli abusivi che occupano Palazzo Chigi senza aver ricevuto alcun mandato elettorale per farlo, cittadini che nelle urne al contrario li hanno severamente puniti.
Il sindaco di Carceri Tiberio Businaro, dicevamo, ha inviato una lettera di diffida al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e al prefetto di Padova Renato Franceschelli in relazione all’accoglienza di profughi. Profughi? Ma quali, profughi? Gente arrivata coi barconi dalla Libia o sbarcata da navi ong complici dell’immigrazione clandestina grazie alla riapertura dei porti voluta da Pd e M5s in aprta violazione delle leggi dello stato, prime delle quali i decreti sicurezza a firma del ministro dell’Interno del precedente governo, Matteo Salvini. Veniamo alla lettera.
Il sindaco Tiberio Businaro scrive: “Si diffida l’illustrissimo Ministro dell’Interno ed ogni organo ad esso frapposto a non assegnare al Comune di Carceri persone di origine ignota generalmente definiti ‘profughi’ ed in specie privi di originali documenti di riconoscimento e o di qualsiasi riferimento storico relativo alla loro storia giudiziaria, ritenendolo, in caso contrario, direttamente responsabile per la causazione di danni a cose o a persone derivanti dal comportamento dei cosiddetti ‘profughi'”.
Nella missiva il primo cittadino ritiene il ministero responsabile “di ogni necessaria spesa volta a prevedere ed eventualmente contenere il pericolo di contagio di malattie o l’adozione di misure utili alla pubblica sicurezza”. Il sindaco Businaro punta il dito, tra l’altro, contro l’operato delle Ong e l’aumento degli sbarchi, con tutte le ragioni.
Che accadrà, ora? Certo, l’arroganza di questi due partiti complici nella ripartenza dell’invasione africana dell’Italia è nota. Ma il coraggio di questo sindaco è molto più potente di mille intimidazioni del potere.
giovedì 10 ottobre 2019
Uccise a fucilate un ladro albanese: condannato a 9 anni di carcere Mirko Franzoni. Sentenza scandalosa
Era il 14 dicembre del 2013 quando Mirko Franzoni uccise il ladro che era entrato in casa del fratello. Ora la condanna per omicidio volontario è diventata definitiva.
Dopo un lungo processo, è arrivata la decisione della Cassazione. Eduard Ndoj, albanese di 26 anni, era stato sorpreso in casa del fratello. I giudici della Cassazione hanno confermato che si è trattato di omicidio volontario e non di un incidente. Franzoni, poco dopo mezzogiorno, si è costituito al carcere di Verziano di Brescia dove sconterà la pena definitiva.
La ricostruzioneIl tentativo di furto avviene intorno alle 22 del 14 dicembre 2013. Eduard Ndoj viene sorpreso a rubare dai proprietari di casa e cerca di scappare per le vie del paese nel Bresciano, inseguito dai Franzoni e da alcuni amici. Una volta raggiunto il ladro, c’è una colluttazione durante la quale parte il colpo di fucile fatale per Ndoj.
L’autopsia sul corpo della vittima conferma che il colpo era stato esploso da posizione ravvicinata raggiungendo il ladro tra il petto e la spalla. Il 28 settembre del 2018, nelle motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha condannato a 9 anni e 4 mesi Franzoni, si legge: “Ha sparato con il fucile all’altezza della spalla nella posizione di chi è intento a mirare un bersaglio”.
E ancora: “La tesi difensiva di uno sparo puramente accidentale, esploso in quanto la persona offesa avrebbe cercato di strappare l’arma dalle mani dell’imputato, è del tutto irragionevole e inverosimile”. Secondo la Corte, quindi, Franzoni sparò con chiaro intento, puntando al ladro.
La difesa del meccanico di Serle, invece, ha sempre sostenuto che si sia trattato di un incidente in quanto Franzoni chiamò i carabinieri per fare arrestare il ladro. E quindi – disse l’avvocato Gianfranco Abate – “non può averlo ucciso dopo aver chiesto aiuto”. Ora il 33enne – che si è sempre difeso sostenendo di aver sparato accidentalmente – è stato condannato definitivamente a 9 anni e 4 mesi per omicidio.
Il giovane si è presentato nel carcere di Verziano prima che la Procura di Brescia firmasse l’ordine di carcerazione a seguito della condanna definitiva in Cassazione. I giudici consideran inoltre i compaesani “omertosi” e colpevoli di “depistaggio”. Il padre e il fratello di Mirko sono tuttora sotto indagine per falsa testimonianza. La Cassazione ha confermato anche la provvisionale di 125mila euro per i genitori e il fratello di Ndoj.
Sondaggio Emg: la fiducia nel governo “abusivo” crolla al 26%. E Salvini è il leader che riscorte più fiducia in Italia
Sondaggio dopo sondaggio va sempre peggio per il governo Conte. Nemmeno le trovate propagandistiche funzionano. Gli italiani rispediscono al mittente l’esecutivo giallo-rosso. Arrivano le rilevazioni di Emg Acqua, presentate ad Agorà e sono un’altra doccia fredda.
I dati del sondaggio Emg sul governo e i leaderIl 51% degli intervistati ha “poca” fiducia nel governo o “per nulla”. Solo per il 26% degli intervistati la fiducia è “molta” o “abbastanza”. Secondo lo stesso sondaggio, è Matteo Salvini il leader che riscuote maggiore fiducia in Italia, stabile con il 40%. Segue Giuseppe Conte al 36%, Giorgia Meloni al 29% e Luigi Di Maio al 25%. Nicola Zingaretti al quinto posto, 23%. Berlusconi al 17%. Matteo Renzi col 15%, come Calenda, infine Toti al 12%.
Le percentuali partito per partitoSempre secondo il sondaggio Emg Acqua si votasse oggi la Lega sarebbe il primo partito con il 32,7%. Un dato che sembra consolidato, dopo il calo ottenuto nelle settimane scorse. Confermato il sorpasso dei dem sui Cinquestelle. Il Pd infatti conquisterebbe il 19,2% mentre il M5S è inchiodato al 18,7%
Altro sorpasso confermato è quello di Fratelli d’Italia su Forza Italia.
Il partito di Giorgia Meloni, infatti, conquisterebbe il 7,8% mentre Forza Italia il 7,0%. Se si votasse oggi, Italia Viva di Renzi prenderbbe il 4,5 per cento. Più Europa della Bonino non andrebbe oltre il 2,0% mentre La Sinistra dovrebbe accontentarsi di un deludente 1,7%.
Il sindaco De Magistris: “Vogliamo accogliere e dare una casa ai ‘rifugiati’ nella nostra comunità”
«Dopo il fallimento del pre-accordo di Malta sull’immigrazione, in seno all’ultima riunione del consiglio europeo dei ministri degli Interni, svoltosi in Lussemburgo», la rete Palermo Charter Platform Process ha «duramente criticato la mancanza di un provvedimento europeo che possa contenere la crisi nel Mediterraneo.
Le terribili tragedie nel Mediterraneo e nel campo profughi di Moria possono essere evitate in modo semplice: chiedendo agli stati europei di rimuovere ogni tipo di restrizione alle iniziative civili e delle singole città sulle politiche relative ai migranti».
«Vogliamo agire in maniera responsabile, accogliere i rifugiati e trattarli con dignità e rispetto. Se sono in cerca di una nuova casa, siamo pronti a offrirgliene una nella nostre comunità.
Se lo desiderano, possono essere napoletani, palermitani, berlinesi, barcellonesi» dichiara il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in un comunicato congiunto, invitando le componenti della rete a indire al più presto una conferenza stampa internazionale sul tema e candidando Napoli come possibile sede per lo svolgimento della stessa.
Ci mancava solo Lapo Elkann: “Non chiamiamoli migranti, ma nuovi italiani”. “Anche gli italiani erano migranti”
Parla Lapo Elkann, sembra Carola Rackete o uno degli onorevoli Pd saliti a bordo della Sea Watch. “La Sicilia è la terra di accoglienza più importante che c’è nel Paese dei nuovi italiani.
La bontà d’animo e la generosità dei siciliani è molto forte per tanti motivi”, spiega a Palermo il rampollo Agnelli nel corso della conferenza stampa organizzata da Fondazione Laps e Croce Rossa Italiana per la sigla di un protocollo di intesa a sostegno dei bambini in difficoltà.
Nel corso dell’incontro con la stampa ha spiegato di aver scelto per la firma del protocollo questa regione per un “un legame molto forte con i siciliani: sono juventino, tifo la Juve, il Napoli e poi Palermo”, ma anche perché “è la regione che soffre di più gli approdi di questi nuovi italiani.
Ed è anche quella meno aiutata mentre andrebbe sostenuta di più dall’Italia e dall’Europa. D’altronde, ieri a Lampedusa, ai funerali delle vittime, non c’erano politici che rappresentano il Paese: un episodio che mi intristisce”.
In particolare, Lapo se la prende con Matteo Salvini, che sull’immigrazione avrebbe avuto “un comportamento distruttivo”. Sui migranti, la linea del nipote dell’Avvocato Gianni Agnelli è chiaro: “Oggi con Croce Rossa Italiana vogliamo sviluppare progetti rivolti agli italiani, ma anche ai nuovi italiani. La parola migranti, infatti, non mi è mai piaciuta: ricordo che quando gli italiani andarono in America eravamo migranti anche noi“.
“Come Laps siamo estremamente contenti di lavorare con Cri – ha proseguito Elkann – ma ricordo che non sono il primo Agnelli a farlo, la prima fu mia zia Susanna che si impegnò durante la Seconda Guerra mondiale aiutando i feriti. Per me è un onore essere qui a stringere questo accordo in Sicilia”.
Chef Rubio non si scusa e torna ad insultare: “Pago le tasse per far giocare Salvini sui social”. Piovono critiche
Nella nuova puntata di Non è l’arena, il conduttore Massimo Giletti ha voluto commentare uno dei casi di cronaca che da giorni dividono l’opinione pubblica. Parliamo della sparatoria avvenuta a Trieste, che ha segnato la morte di due servitori dello Stato, gli agenti di polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta.
I due poliziotti erano in servizio in Questura, quando sono stati sparati ad altezza uomo dal 29enne di origini dominicane Alejandro Augusto Stephan Meran. Un gesto efferato, che ha indignato molto gli italiani e che ha visto Matteo Salvini diventare protagonista di un acceso scontro social insieme a Chef Rubio.
La querelle mediatica, esplosa sui social negli ultimi giorni, sembra essere destinata a durare ancora a lungo. Non a caso, Chef Rubio è tornato ad attaccare su Twitter Matteo Salvini, che intanto appoggia in toto l’opinione espressa dal noto conduttore di La7, Massimo Giletti, sul caso di Trieste. “Ho capito per cosa pago io le tasse -ha tuonato Rubio in un nuovo post su Twitter- per far giocare Salvini sui social. Diteme voi se po’ esse credibile una classe politica del genere. Bella considerazione c’hanno dell’Italia all’estero.
Vai Matteuccio bello, divertiti come più ti soddisfa #FelpaPig”. Ma all’ultimo attacco al vetriolo all’ex ministro degli interni, lanciato dallo chef, sono giunti i commenti critici del web, tra cui legge: “Mi sa che tra un po’ rischi di non pagarle le tasse”. E quest’ultimo commento allude al costante e progressivo calo di ascolti e consensi che sta subendo il programma di Chef Rubio, Rubio alla ricerca del gusto perduto, un format trasmesso in prime-time sul canale Nove.
Matteo Salvini condivide il messaggio di Massimo Giletti
Rubio aveva commentato la drammatica vicenza di Trieste, contestando con durezza l'”impreparazione” con la quale opererebbe – a suo dire- oggi la Polizia: “Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente. Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio, che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente. Io non mi sento sicuro in mano vostra”.
E il messaggio lanciato dallo chef in questione è stato fortemente contestato in tv, a Non è l’arena, da Massimo Giletti, che sui social ha trovato il sostegno di Matteo Salvini. Il leader della Lega ha, infatti, postato un video che mostra la risposta di Giletti all’ultima provocazione social di Rubio: “Viviamo in una società dove appena succede qualcosa, uno non sente altro che la necessità impellente di scrivere la prima stronzata che vuole dire. Prima di scrivere certe cose, bisognerebbe pensarci non una, cento volte”.
mercoledì 9 ottobre 2019
Padova, Diocesi e Fondazione stanziano 550mila euro per assumere 150 lavoratori: esclusi i disoccupati italiani
Parte un intervento straordinario nell’ambito del Fondo di Solidarietà, con obiettivo l’integrazione lavorativa dei migranti.
Gli enti promotori del Fondo, ossia Fondazione Cariparo, Diocesi di Padova, Comune di Padova, Veneto Lavoro, e Camera di Commercio di Padova hanno definito un’iniziativa con Confcooperative Veneto e Legacoop Veneto, per attivare percorsi di inserimento lavorativo e sociale di 150 migranti ai quali è stato riconosciuto lo status di protezione umanitaria dall’apposita commissione ministeriale e che, in mancanza di un lavoro, non possono rinnovare né convertire il loro permesso di soggiorno.
Possono accedere alle candidature coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti: essere titolari di permesso di soggiorno per protezione umanitaria rilasciato dalla Questura di Padova, risiedere o avere il domicilio in provincia di Padova, superare un test A2 per l’italiano (in alternativa essere in possesso della licenza di terza media o di diploma di scuola superiore).
Il candidato dovrà inoltre dimostrare di aver svolto un percorso di integrazione e di poter superare i test sulla sicurezza che obbligatoriamente il futuro datore di lavoro somministrerà. L’intervento rientra nelle finalità del Fondo in quanto volto a favorire l’autonomia e l’inclusione socio-lavorativa dei destinatari, attivando un processo partecipativo con il coinvolgimento delle istituzioni e della società civile. La Fondazione Cariparo ha quindi deciso di destinare all’iniziativa 500.000 euro mentre la Diocesi di Padova ne ha messo a disposizione 50.000.
Umbria, il candidato PD-M5S travolto dallo scoop: i milioni presi post-sisma, 6 solo per l’hotel da ristrutturare
Una bomba sul candidato Pd-M5s alla Regione Umbria. “Quasi sei milioni per gli hotel da ristrutturare. Più due milioni e mezzo per gare e affidamenti nei servizi mensa dei moduli abitativi. Non manca il trasporto scolastico. Ecco come e quanto il gruppo alberghiero della famiglia Bianconi attinge ai fondi pubblici per la ricostruzione di Norcia“. A riportare queste notizie è il Corriere dell’Umbria diretto da Davide Vecchi, che rischia di complicare e non poco la vita all’imprenditore Vincenzo Bianconi, il candidato “a sorpresa” dell’inciucio giallorosso per il 27 ottobre.
“In base ai dati forniti dal Comune si stima che oltre l’80% degli euro transitati nella città di San Benedetto per le attività ricettive dopo il terremoto di tre anni fa è andato alle aziende che fanno capo a Bianconi”, spiega il quotidiano. “Date e cifre arrivano dal sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, FI. Lo stesso che Bianconi ha appoggiato in campagna elettorale. Alemanno il 30 settembre ha risposto in consiglio comunale a una interrogazione del gruppo di opposizione di area Pd (Noi per Norcia), presentata il 19 agosto, – continua il Corriere dell’Umbria – in cui si è chiesto conto dello stato dell’arte nella ricostruzione negli alberghi.
I piddini hanno citato un’intervista di Bianconi, l’allora presidente di Federalberghi, che minacciava di andare via da Norcia per salvare le sue attività vittime delle lungaggini burocratiche”. “Ora emerge che su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell’ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta Azzurra, per 5,5 milioni, e Les Dependances, per 340mila euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora (al 30 settembre) il pezzo di carta che assegna i soldi”.
“Poi ci sono i progetti di investimento e rilancio. Anche questi tutti all’insegna dei Bianconi. Alemanno ha citato il piano proposto per gli hotel Palatino e Salicone, con una fusione di volumetrie: Il Salicone verrà ricostruito non più con il format originario ma secondo quello più in voga degli alberghi diffusi. C’è un investimento importante della proprietà. Non manca il riferimento alla tenuta Vallaccone – continua il quotidiano – acquistata da imprenditori di Norcia e da un’importante famiglia nel settore turistico di Positano, che investiranno per una struttura qualitativamente superiore all’hotel Seneca“. “Arriviamo alle forniture: quelle delle mense per i moduli abitativi e collettivi di Norcia e frazioni, dal 30 gennaio 2017, è pari 42.900 euro.
Soldi erogati con affidamento di somma urgenza nelle more dell’espletamento di gara che vanno allo Sporting hotel Salicone. Anche qui importi e pratiche sono elencati da Alemanno. Quelli indirizzati alle aziende riconducibili al candidato presidente sono la maggior parte. E sono consecutivi nel tempo. – scrive ancora il Corriere dell’Umbria -. La stessa azienda dei Bianconi si aggiudica un’altra gara (procedura negoziata previo avviso di manifestazione di interesse) per oltre 800mila euro dal 21 aprile 2017. Da 5 maggio 2017 c’è l’integrazione di impegno di spesa. La nuova fornitura pasti in somma urgenza per moduli abitativi da 163 mila euro è del 4 settembre 2017. A seguire altra procedura negoziata, aggiudicatario il Salicone, per 825 mila euro, a partire 14 settembre 2017. Altri 825 mila euro per il 2018″.
“C’è stata l’indizione della quarta procedura negoziata il 9 agosto 2019: non si conosce ancora il vincitore. La fornitura pasti degli sfollati di Castelluccio va in somma urgenza al bar trattoria Capitano e Misterino, per 20.140 euro. – scrive ancora il quotidiano -. L’altra somma urgenza da 16.500 euro è appannaggio dell’hotel Europa e dello Sporting Salicone. Anche nel trasporto scolastico comunale viene indicata una gara da 90.996 euro vinta dal Salicone in associazione temporanea di impresa con Umbria Autoservice”.
Bianconi ha già dichiarato al Corriere dell’Umbria che, per evitare il conflitto di interessi, qualora fosse eletto presidente, si dimetterebbe da ruoli di controllo del gruppo – conclude il quotidiano diretto da Vecchi -. C’è pure chi, come l’ex segretario del Pd provinciale di Terni Silveri, crede che per eliminare del tutto le cause di conflitto dovrebbe rinunciare ai fondi”
Trieste, il killer dominicano dei 2 poliziotti ci prova: “Ho sentito delle voci che mi dicevano di uccidere”
TRIESTE – Emergono i primi particolari sulla visita psichiatrica chui è stato sottoposto Alejandro Augusto Stephan Meran, il killer dei due poliziotti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta.
Oltre all’uso di stupefacenti il killer avrebbe ammesso di aver ucciso dopo aver «sentito delle voci che mi dicevano di uccidere».
Che soffrisse di allucinazioni lo aveva detto anche la madre, ma è chiarop che questa ammissione potrebbe anche essere stata studiata per ottenere una seminfermità di mente e susseguenti sconti o alternative alla pena pesantissima alla quale andrà incontro.
Il 29enne si trova piantonato in carcere e può ricevere solo le visite di Betania e Carlysle Stephan Meran, madre e fratello.
IL RACCONTOI due si sono presentati venerdì mattina al servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Maggiore di Trieste per chiedere che Alejandro fosse visitato.
Alle spalle c’era una notte popolata da «strane voci» e piena di inquietudine. «Hanno riferito – ha spiegato – che da un po’ di tempo Alejandro era cambiato: era più irritabile e temeva di essere perseguitato.
Le sue reazioni si accentuavano se veniva contraddetto».
Desiree Mariottini, dopo il danno la beffa: il pusher ghanese denuncia i genitori per abbandono di minore
Una denuncia per abbandono di minore contro i genitori di Desiree Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina morta la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018 in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo. L’ha presentata dal legale di uno dei 4 extracomunitari indagati per concorso in omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione e somministrazione di droga a minore, il ghanese Yusef Salia. Salia aveva un permesso umanitario scaduto,e si era rifugiato tendopoli di Borgo Mezzanotte nel Foggiano.
Per la morte di Desiree Mariottini alla sbarra 4 immigrati africaniL’incredibile vicenda è emersa oggi. Era in corso l’udienza di fronte al gup nel procedimento che vede indagati i quattro immigrati africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. «Gli imputati – ha affermato davanti al gup un testimone sentito oggi in incidente probatorio – ci impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare Desiree». Il testimone, che si trovava all’interno dell’edificio di via dei Lucani di proprietà di una società del fratello di Walter Veltroni, è stato chiamato a confermare, con atto istruttorio irripetibile, quanto già detto.
Proprio durante l’udienza il difensore di Yussef Salia, accusato con altri tre di omicidio volontario, ha depositato la denuncia contro i genitori di Desiree. Ipotizzando il reato di abbandono di minori e omessa vigilanza. Si infoltisce, intanto, il gruppo delle parti civili. Comune di Roma, Regione Lazio e le associazioni “Insieme con Marianna” e “Dont’t worry- Noi possiamo Onlus” si sono costituite parti civili.
I 4 africani hanno drogato e abusato a turno di DesireeLe istanze sono state ammesse dal gup Clementina Forleo nel corso dell’udienza preliminare. Sul banco degli imputati i quattro cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe. Accusati di omicidio, violenza sessuale e spaccio di stupefacenti. Secondo l’aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, i quattro avrebbero abusato a turno di Desiree Mariottini dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne hanno provocato la morte.
Ad incastrarli ci sarebbero anche tracce dei Dna trovate dagli investigatori sul corpo della ragazza. Mentre nell’aula Occorsio era ancora in corso l’udienza preliminare, fuori dal Tribunale di piazzale Clodio si è svolto un sit in. Sono stati esposti alcuni striscioni e tricolori. C’era scritto “Desy vita nostra, ti amiamo” e “Desiree Mariottini figlia d’Italia, vogliamo la certezza della pena – Io sono Desiree“.
martedì 8 ottobre 2019
Tragedia sfiorata a Roma, nigeriano aggredisce un poliziotto e tenta di sottrargli la pistola: agente ferito
Un nigeriano aggredisce un poliziotto e tenta di rubargli la pistola. È successo ieri a Roma, in via Ricasoli all’Esquilino, dove una pattuglia della polizia ha fermato due stranieri. Uno dei due ha cercato di scappare, è stato inseguito dagli agenti e, nel corso di una colluttazione, ha cercato di sfilare la pistola ad uno dei due.
Un episodio grave ma per fortuna non ha avuto conseguenze. Il poliziotto infatti, anche grazie all’aiuto del suo collega, è riuscito ad evitare che il nigeriano riuscisse a rubargli l’arma. Il nigeriano è stato poi arrestato per lesioni a pubblico ufficiale, mentre l’agente ha avuto una prognosi di dieci giorni.
Un nigeriano aggredisce un poliziotto, la reazione del Sap«Avrebbe potuto prendere un’altra e ben tragica piega quello che è accaduto ieri a Roma in zona Esquilino. A pochi giorni dall’immane tragedia di Trieste, un altro collega ha rischiato la vita. A causa di un nigeriano che lo ha aggredito tentando di sottrargli la pistola di ordinanza. Solidarietà al collega e complimenti per la prontezza con la quale ha affrontato la situazione».
Lo dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Non c’è rispetto per la vita umana. L’intento di sottrarre l’arma a un poliziotto, presuppone l’intenzione di uccidere. Il mio collega ha avuto dieci di prognosi ed è riuscito ad evitare il peggio. Abbiamo bisogno di tutele per chi è operativo in strada.
Il taser – prosegue – avrebbe sicuramente evitato un contatto ravvicinato. E avrebbe permesso di immobilizzare il balordo. Se fosse riuscito a sottrarre l’arma e avesse sparato? Oggi piangeremmo l’ennesimo collega».
Sbarchi triplicati, Salvini dichiara guerra al governo abusivo: “Niente migranti nei comuni e nelle regioni leghiste”
Matteo Salvini dichiara guerra al governo giallofucsia sul fronte immigrazione. “Sindaci e governatori della Lega sono pronti a rispondere no ad ogni nuovo invio di immigrati nelle città deciso dal ministero“, annuncia il leader della Lega parlando di “settembre nero” per gli sbarchi in Italia. “Dopo due anni di cali – sottolinea – gli arrivi sono quasi triplicati, passando dai 947 del settembre 2018 ai 2.500 di quest’anno. E anche ottobre comincia malissimo, con un aumento dai 95 di inizio 2018 ai 261 di quest’anno.
Non solo. Nella notte appena trascorsa a Lampedusa si sono registrate continue uscite di immigrati già sbarcati e altri in arrivo“. E per quanto riguarda i rimpatri, Salvini fa presente che “se uno si occupa di rimpatri sappia che bisogna essere in due a firmarli: io ho girato mezzo mondo per chiedere questi accordi. Sono pronti e spero che siano firmati“. A tal proposito, l’ex titolare del Viminale – intervenuto a Non è l’Arena su La7 – si è detto disponibile a un confronto con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.
“Il governo sta litigando su tutto”Il Conte bis è un governo che “sta litigando su tutto: sulla riforma della giustizia, sulla riforma fiscale, sulla politica estera, sulle tasse, sull’immigrazione, su tutto“, sottolinea Salvini. “E poi – sottolinea – c’è un ministro dell’Istruzione che è un fenomeno, abbiamo trovato il nuovo Toninelli. Si chiama Fioramonti. E la prima dichiarazione che ha fatto è quella di aumentare gli stipendi degli insegnanti tassando le merendine; la seconda invece è che non gli piacciono i crocefissi nelle aule. Ma è un problema suo. Cambia Paese se non li vuole”, chiosa il leader della Lega.
“Votiamo il taglio dei parlamentari a meno che ci sia il mercato delle vacche”Per quanto riguarda le elezioni, Salvini è sicuro: “Al governo ci torniamo presto, lo dico agli italiani e gli dico che ci torniamo e non dalla finestra come quelli che hanno qualcosa da nascondere”. Infine, “votiamo” il taglio del numero dei parlamentari “a meno che ci sia il mercato delle vacche” nella maggioranza, con lo ius soli e la legge elettorale, “vedremo da qui a martedì”, chiarisce il leader della Lega da Giletti su La7. “Avremo una posizione comune nel centrodestra, anche sulle Regionali“, conclude.
“Crisi d’agosto? Rifarei tutto”E sulla crisi d’agosto: “Rifarei tutto, non sono più ministro? Amen. sono felice anche se ho il naso ammaccato da mia figlia per la lotta sul letto, continuo a lavorare per il mio Paese pur non essendo più ministro. Perché un ministero portato a casa con l’ipocrisia, con il tradimento e con la mancanza di parola non fa per me. Mi tengo il mio onore, e gli lascio tutti i ministeri. Un giorno si tornerà a votare“.
Oggi il vertice europeo sulla redistribuzione dei clandestini: pronta la bocciatura dell’accordo (farsa) di Malta
Il giorno della verità è arrivato. A neanche un mese da quel vertice di Malta dove il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sembrava una novella fata turchina capace di far accettare a Francia e Germania la redistribuzione dei migranti irregolari, l’incantesimo è già svanito.
Il ritorno alla realtà incomincia dal Lussemburgo. Qui, oggi, i ministri dell’Interno Ue valuteranno se le ipotesi di La Valletta possono diventare intese formali.
E qui casca l’asino o meglio il governo giallo-rosso. Nessuno in Europa, neppure una Germania assai clemente verso un esecutivo considerato indispensabile per evitare il ritorno di Salvini, sembra più in vena di generosità. All’orizzonte vi sono, infatti, grane ben più grosse.
La prima è il ricatto del presidente turco Recep Tayyp Erdogan pronto, come nel 2015, ad aprire il rubinetto dei migranti se l’Europa si opporrà al suo progetto di occupare militarmente le zone curde del Nord della Siria per crearvi una zona di sicurezza in cui sistemare i rifugiati siriani. Quando lo scorso 5 settembre Erdogan formulò la minaccia Bruxelles confidava negli Stati Uniti per bloccarlo.
Donald Trump ha fatto esattamente il contrario e ora l’Europa teme l’esodo di qualche milione di disperati. In questo frangente garantire all’Italia una redistribuzione dei migranti irregolari che verrebbe immediatamente pretesa anche dalla Grecia equivarrebbe al suicidio. Non ci pensa più la Germania, né tantomeno la Francia di un Macron che punta a politiche di fermezza sull’immigrazione per contrapporsi a Marine Le Pen in vista delle presidenziali del 2022.
E a pesare sulle decisioni europee contribuiscono anche le statistiche sugli arrivi. I 2.498 sbarchi di settembre rappresentano un incremento del 263% rispetto a quelli del settembre 2018. L’impennata, favorita dalla riapertura dei porti voluta dal nuovo governo, rappresenta un’ulteriore preoccupazione per una Francia già assai scettica sulle ipotesi di redistribuzione a nostro favore. In questa situazione il ministro Lamorgese può puntare, ben che gli vada, a un’intesa semestrale che però Berlino e Parigi vogliono poter interrompere in qualsiasi momento se «il numero dei ricollocati aumentasse in modo sostanziale».
In questo contesto fantasiosa appare anche l’illusione, alimentata dal governo giallo-rosso, di qualche stato europeo pronto a garantire «porti sicuri» alternativi a quelli italiani o maltesi. L’evenienza – stando all’intesa di Malta – sarà proposta solo «su base volontaria» e solo in caso di «uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste di protezione internazionale». Insomma altra fuffa.
Anche l’eventuale durata semestrale dell’intesa fa capire quanto squisitamente politico, ma inconsistente dal punto di vista sostanziale sia il regalo concessoci. Politicamente il periodo coincide con i quattro mesi, politicamente torridi, da qui al 26 gennaio durante i quali il governo giallo-rosso caro a Bruxelles, fronteggerà una durissima e assolutamente incerta campagna elettorale in Umbria ed Emilia Romagna. Una campagna giocata anche sul tema dell’immigrazione in cui il numero degli sbarchi influenzerà inevitabilmente le scelte elettorali. Non a caso i sei mesi coincidono anche con il maltempo invernale che rende assai difficili le partenze dalle coste libiche. Quanto basta, insomma, per far sperare a Francia e Germania di non doversi accollare troppi migranti.
Vogliono bere gratis ad oltranza: due marocchini armati di spranga seminano il panico
Due marocchini ubriachi fin nel midollo e armati fino ai denti seminano il panico a Lamezia Terme. Dopo non poche difficoltà, i carabinieri hanno arrestato i due immigrati nordafricani in evidente stato di alterazione psicofisica. I due, che avevano abusato di alcolici fino al minuto prima, pretendevano di continuare a bere gratis a oltranza.
Marocchini violenti: vogliono bere gratis e aggrediscono il baristaI due marocchini, ubriachi e minacciosi, muniti di spranghe di ferro hanno cominciato a dare in escandescenze e a infastidire avventori del locale e passanti. Tanto che qualcuno tra loro ha pensato bene di dare l’allarme alle forze dell’ordine.
Una chiamata al 112 ha informato della presenza dei due. E quando le due pattuglie dei carabinieri sono arrivate sul posto, hanno trovato il titolare del bar intento a difendersi dai due stranieri, facendosi scudo con un tavolino.
L’aggressione, intanto, diventava sempre più violenta. Intervenuti, i militari hanno bloccato e disarmato i due marocchini, uno dei quali aveva nel frattempo ha anche tentato di scappare a piedi. Fermati, i due extracomunitari sono stati portati presso la casa circondariale di Catanzaro.
Azioni contro il regolamento della polizia urbana nella zona rossaÈ successo tutto nella cosiddetta “zona rossa” di Lamezia Terme. Una zona in cui il regolamento di polizia urbana aggiornato di recente prevede che si applicano particolari sanzioni e misure ad hoc – come il divieto di accesso alle aree in questione – qualora vengano tenute condotte da cui possa derivare pericolo per la sicurezza.
E in quanto a condotte minacciose e pericolose per la sicurezza e l’incolumità i due marocchini la notte scorsa si sono dati da fare…
lunedì 7 ottobre 2019
Milano, scaraventa a terra una 18enne e tenta di stuprarla: arrestato ivoriano con permesso umanitario
Qualche ora passata in un locale di Milano, la passeggiata con gli amici e infine il terrore. La serata di una studentessa 18enne si è trasformata in attimi di paura quando, un uomo originario della Costa d’Avorio, ha tentato di violentarla, spingendola a terra e immobilizzandola.
“Io ero distesa a pancia in su, con una mano iniziava a sbottonarsi i pantaloni“, avrebbe raccontato la ragazza ai carabinieri, secondo quanto riporta il Giorno.
“Ero terrorizzata-dice- perché sentivo che era fisicamente molto più forte di me. Ho urlato molto forte divincolandomi in maniera energica, alla mia reazione si è sollevato, ha afferrato il mio telefono Apple IPhone 5 ed è scappato“.
È successo nella notte tra sabato e domenica quando, dopo aver trascorso la serata in un locale, la studentessa aveva deciso di accompagnare due amici verso la Fondazione Prada. Erano circa le 2.30 di notte. Poi, mentre sta tornando al locale, per raggiungere il resto della compagnia, un ivoriano l’avrebbe avvicinata, cercando un approccio.
A quel punto, la ragazza avrebbe preso il telefonino, per chiamare l’amica, ma l’aggressore non si sarebbe fatto scoraggiare: “A un certo punto venivo spinta violentemente e scaraventata a terra“. La studentessa riesce a salvarsi solo grazie alle sue urla e alla sua reazione.
Ad andare in soccorso della 18enne è stata una pattuglia dei carabinieri, che ha notato la ragazza in difficoltà. Dopo averla accompagnata al Policlinico, i militari iniziano la ricerca dell’uomo, alto, robusto, coi capelli rasati ai lati e la cresta al centro. E in poco tempo lo trovano. In tasca aveva ancora il cellulare della vittima: viene quindi arrestato in flagranza di reato.
L’uomo ha 32 anni, di origini ivoriane e incensurato. Secondo quanto riporta il Giorno, è in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
“Chi vota per Giorgia Meloni è analfabeta e odia la cultura”: Fratelli D’Italia querela i “bufalari” di Repubblica
«A nome dei militanti, degli elettori di Fratelli d’Italia, di tutte le persone che condividono le nostre idee, per difendere la loro onorabilità, adesso, Fratelli d’Italia querela Repubblica!», con queste parole Giorgia Meloni appare più che decisa nel non voler perdonare l’ennesimo articolo denigratorio apparso sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
La leader di FdI, tramite un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha spiegato che la volontà di sferrare “l’attacco per vie legali” è nata in seguito alla diffusione, da parte del giornale, di un pezzo contro la raccolta firme promossa dal suo partito per fermare la legge Boldrini che, da legge sullo “Ius soli”, oggi è diventata legge sullo “Ius culturae”.
Le infamanti accusePrima di esplodere in un: «Siamo stufi di gente che, non sapendo che cosa dire nel merito e non sapendo rispondere nel merito alle cose impresentabili che propone, pensi di cavarsela insultando l’avversario», Giorgia Meloni ha letto alcuni passaggi dell’articolo infamante, firmato da Luca Bottura: «Fratelli d’Italia sta raccogliendo firme contro lo “Ius culturae” secondo quello che Gramsci chiamava l’ottimismo della volontà, sperano, infatti, che i loro militanti sappiano scrivere. Il pessimismo della ragione porterebbe alla conclusione opposta, ma resta il dubbio concreto che, nel combinato disposto tra lo ius e culturae, sia la seconda parola a dar fastidio.
Ciononostante i camerati usano come slogan: la cittadinanza non si regala dopo averla ricevuta in dono e volendola negare a chi invece se la guadagnerebbe mostrando di conoscere appunto la nostra cultura. La cultura, secondo i militanti di FdI, va guadagnata con un esame del parcheggio in doppia fila, lancio di rifiuti dal finestrino e tentativo di corruzione a pubblico ufficiale».
Repubblica sempre più caserma del PdPer Repubblica, insomma, come anche ha precisato la Meloni, i «camerati» di FdI, oltre ad essere degli analfabeti che odiano la cultura, vanno pazzi per i parcheggi in doppia fila, primeggiano nello sport del lancio del rifiuto dal finestrino, corrompono pubblici ufficiali a rotta di collo. Considerato lo spessore di questi giudizi, al posto di querelare, sarebbe forse più opportuno ridere.
È abbastanza chiaro lo sforzo del giornale, sempre più caserma del Pd, di ricorrere a questi espedienti, per portare avanti il tema che la legge sulla cittadinanza conferita agli immigrati tramite “ius soli”, da poco rinominato “ius culturae”, sia quanto di più necessario in questo momento per il Paese.
Gli italiani, come è noto, di cittadinanza regalata tramite “ius soli” non ne hanno voluto sentir parlare ai tempi del governo Gentiloni e non ne vogliono sentir parlare nemmeno adesso con il governo Conte bis, non basta la semplice variazione di nome per fargli cambiare idea. Mica sono fessi.
Vittorio Feltri: “La mentalità della sinistra porta al disprezzo dei poliziotti e alla tutela dei criminali”
Vittorio Feltri lancia un nuovo attacco alla sinistra. O meglio, a quella mentalità di sinistra che porta al disprezzo di chi rischia la pelle. «Ci si domanda», scrive su Libero, «come sia possibile che giovanotti in divisa, robusti e prestanti, siano stati sorpresi e soppressi da un ragazzotto che aveva appena rubato un ciclomotore o uno scooter».
La risposta è semplice ed esaustiva. «Il nostro Paese è intriso di cultura di sinistra più propensa a tutelare i criminali che non coloro che li combattono». Cosicché «gli agenti sono vincolati a rispettare protocolli assurdi che li pongono in condizioni di inferiorità di fronte a qualunque farabutto».
Feltri incalza: «Non sono autorizzati a usare le manette se non in casi estremi. Praticamente mai, a meno che non si tratti di portare in galera un cittadino in attesa di giudizio.
Basta questo a fotografare l’assurdità dei regolamenti». Che, se violati, «comportano provvedimenti contro i difensori dello Stato». C’ è molto di più – scrive Feltri – che facilita le storture. «Le fondine in dotazione al personale spesso sono difettose, antiquate. Così le armi.
I poliziotti sono mal pagati e peggio addestrati. Sono visti persino dai loro superiori quasi quale carne da macello o comunque manovali della legge. Sorvoliamo sui mezzi a disposizione del corpo».
L’atto finale di accusa. «Da cinquanta anni e forse più i progressisti gridano ai quattro venti che gli uomini addetti alla difesa dei cittadini siano fascisti e servi del potere quando invece sono costretti a condurre una vita grama. Per di più essi vengono ammazzati e liquidati con una manciata di lenticchie». E nonostante ciò «la gente li guarda dall’ alto in basso quasi fossero esseri inferiori».
Fatture false e truffa aggravata: il pm chiede la condanna a 2 anni e 3 mesi di carcere per i genitori di Renzi
Un anno e nove mesi di reclusione per Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori di Matteo Renzi. I due sono sotto processo con ‘accusa di fatture false a Firenze e con loro è imputato anche l’imprenditore pugliese Luigi Dagostino.
Il pubblico ministero fiorentino Christine von Borries, ha chiesto una condanna a un anno e nove mesi di reclusione per i genitori dell’attuale leader di Italia Viva.
Lo stesso pm ha chiesto la condanna a due anni e tre mesi per il terzo imputato, Dagostino appunto, accusato di fatture false e truffa aggravata.
Nel mirino dei giudici due fatture da 20mila e 140mila euro, soldi versati alla società Party e alla società Eventi nel luglio 2015 per lo studio di fattibilità di un’area ristorazione nel outlet The Mall di Reggello, in provincia di Firenze.
Una consulenza pagata per un progetto che però non sarebbe mai stato realizzato, secondo la Procura. Previste ora le arringhe dei difensori e delle parti civili, al termine delle quali ci sarà la camera di consiglio.
I genitori dell’ex segretario del Partito Democatico non sono presenti in aula, mentre Dagostino assiste anche oggi all’udienza.
Trieste, Chef Rubio attacca Massimo Giletti. ”Me trovavi su’r cesso”. “Non sparare cazzate in diretta”
“Fate ride li mortacci vostra e de chi ve paga”. Chef Rubio torna a riversare insulti e odio in rete. Questa volta lo fa contro Massimo Giletti che, ieri sera a Non è l’Arena, lo ha duramente criticato per le parole violente contro i due agenti ammazzati a Trieste dal domenicano. Le parole della star di Uniti e bisunti sono state postate su Instagram questa mattina e hanno immediatamente scatenato una violenta rissa tra follower che si sono divisi per i toni usati dal cuoco.
A scatenare tutto è stato, come al solito, Chef Rubio. A poche ore dal brutale omicidio dei due poliziotti, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, per mano di Alejandrio Augusto Stephan Meran se ne è uscito con un tweet violentissimo che ha scatenato l’ira di tutti. “Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente – ha scritto – le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente. Io – ha, poi, concluso – non mi sento sicuro in mano vostra”.
Tra i tanti che si sono indignati per questo post c’è anche Giletti che ieri, in trasmissione, ha duramente criticato il cuoco. “Viviamo in una società dove appena succede qualcosa – ha detto a Non è l’Arena – uno non sente altro che la necessità impellente di scrivere la prima stronzata che vuole dire. In certi casi sarebbe meglio evitare”. Durante la puntata di ieri Giletti si è rivolto direttamente a Chef Rubio. “Questi ragazzi non li hai mai visti, non li hai mai conosciuti – gli ha fatto notare – allora prima di scrivere, prima di parlare, bisognerebbe conoscere la realtà dei fatti”.
Pur premettendo che “certamente qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare”, il conduttore di Non è l’Arena ha invitato il cuoco a “pensarci non una, ma cento volte” prima di scrivere determinate cose. Quindi ha dedicato un applauso “a chi ogni giorno fa il proprio lavoro, a cui tutti noi dobbiamo dire grazie, al di là della retorica. Ricordiamoci chi sono e cosa fanno. Ogni anno ci sono circa 4 milioni di controlli”.
L’indomani Chef Rubio è passato al contrattacco. Con un altro post di fuoco: “Amore mio, il numero non ce l’hai quindi non sparare cazzate in diretta dicendo che mi stai chiamando, che poi gli analfabeti funzionali ce credono e me riempiono la posta de stronzate”. E ancora: “La prossima volta evita ( o chiedi alla redazione il numero vero ). Che poi te poteva pure dì male ( o bene, dipende dai punti de vista) e me trovavi su’r cesso e allora sai quanto me tajavo”.
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