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mercoledì 3 luglio 2019

Vergogna europea: il presidente del parlamento Ue è del PD. Ira di Salvini: “Non rispettato il voto degli italiani”


Dai primi passi nei quotidiani locali a Strasburgo. David Sassoli è stato eletto presidente del Parlamento europeo alla seconda votazione con 345 voti. La sua è una storia umana e politica legata in maniera indissolubile al Partito democraticoe, appena ha preso la parola, ha subito messo in chiaro che lavorerà per “porre fine ai guasti del nazionalismo”.

Un proposito che rischia di acuire ulteriormente le già forti divisioni che minano la tenuta dell’intera Unione europea. Matteo Salvini ha subito criticato la nomina sottolineando che “non ha rispettato il voto degli elettori italiani ed europei” dello scorso maggio. “Ha inizio una legislatura di grande responsabilità perché nessuno può accontentarsi dell’esistente, siamo immersi in cambiamenti epocali”.

Alla prima tornata Sassoli si ferma a 325 preferenze. Quei sette voti mancanti arrivano, però, al secondo scrutinio che lo incorona nuovo presidente dell’Europarlamento. Un risultato subito osannato da Nicola Zingaretti e dall’intero establishment del Pd. “Un Italiano del Pd tra le massime figure delle istituzioni europee”, ha esultato Nicola Zingaretti su Twitter. “Il governo Italiano ha fatto danni e ci ha isolato – ha, poi, continuato il segretario nazionale piddì – il Pd c’è e conta”.

A questo punto l’obiettivo del nuovo presidente è ridare all’Unione europea quel ruole che le forze sovraniste ed euroscettiche vorrebbero fortemente riformare ridando ai singoli Paesi più potere. “In questi mesi – ha detto – in troppi hanno scommesso sul declino di questo progetto e dobbiamo avere la forza di rilanciare il processo d’integrazione cambiando la nostra Unione per dare risposte al senso di smarrimento”.

 Gli esordi da giornalista vedono Sassoli impegnato lontano dai riflettori dei media mainstream. È infatti nelle testate locali e nelle agenzie di Firenze, dove nasce nel 1956, a muovere i primi passi. Il suo volto entra nelle case degli italiani negli anni Novanta quando inizia a lavorare con Michele Santoro a Il Rosso e il Nero.

E, dopo aver condotto il Tg1 ed essere stato, con Gianni Riotta alla direzione, vice direttore della testata della rete ammiraglia del servizio pubblico, approda in politica e quindi a Strasburgo dove è stato vicepresidente del Parlamento europeo nella passata legislatura e capo delegazione del Pd in quella precedente. Le parole d’ordine pronunciate oggi in Aula dopo la nomina seguono la narrazione che i dem hanno espresso in tutti questi anni, dal contrasto alle forze nazionaliste all’accoglienza degli immigrati.

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